Oggi, 19 dicembre 2025, il PalaBcc di Vasto è diventato il cuore pulsante di un dialogo che ha toccato temi profondi sulla violenza di genere. Protagonista è stato Gino Cecchettin, che ha dialogato con oltre duemila ragazzi, tra cui le classi terze della scuola “Paolucci” con l’obiettivo di elevare la qualità del vivere comune, utilizzando la cultura come strumento generatore di umanità.
Nel rivolgersi ai ragazzi, Gino Cecchettin ha toccato le corde più intime del cuore, spiegando dove trovi la forza di parlare nonostante la tragedia. «Ho vissuto 22 anni con una ragazza straordinaria», ha ricordato riferendosi a Giulia, al suo volontariato e alla sua dolcezza. «Ed è proprio questa bellezza, questo tempo vissuto insieme, a darmi la spinta per andare avanti. Non credere più nella vita significherebbe farla morire invano».
È questo il messaggio che ha colpito maggiormente i giovani della “Paolucci” e di tutti gli istituti presenti: il dolore non scompare, ma la sacralità dell’esistenza esige che quel dolore venga trasformato in “amore in circolo”, come ha invitato a fare l’assessore alla Cultura Nicola Della Gatta. Davanti a una platea di oltre duemila persone, Cecchettin ha indicato tre riflessioni chiave per i cittadini di domani:
Il valore del tempo: Ha ricordato che i veri “momenti wow” della vita non accadono mai davanti a un computer, ma sono tutti fatti di socialità e incontro vero. Il tempo passato non torna: bisogna essere presenti a se stessi “qui e ora”.
L’ascolto come diritto: Un appello ai giovani a pretendere di essere ascoltati e a imparare, a loro volta, l’arte dell’ascolto profondo.
Umanità e verità: Accettare i propri limiti per smontare gli stereotipi del “maschio dominante” e della prevaricazione, modelli che impediscono rapporti equilibrati.
L’evento, sostenuto dal sindaco Francesco Menna, ha segnato il culmine del Vasto d’Autore Festival, sottolineando come la presenza delle scuole sia fondamentale per elevare la qualità del vivere di una comunità. Il dibattito, arricchito dagli interventi della direttrice artistica Patrizia Angelozzi e delle giornaliste Susanna Battistini e Alessandra Angelucci, ha dimostrato che la lotta alla violenza di genere non si fa con la retorica, ma con l’impegno quotidiano.
L’incontro non si è esaurito tra gli applausi, ma si è trasformato in un impegno concreto. Agli alunni è stato affidato un “compito” speciale di educazione emotiva per rompere il muro del silenzio tra generazioni: individuare un’emozione che non si è stati capaci di gestire e chiedere a un genitore di spiegarne il perché. Un modo per rompere il muro di silenzio tra le generazioni attraverso la vulnerabilità. È in questo scambio, fatto di confronto, che risiede la vera prevenzione.
Un passaggio di estrema onestà ha toccato il tema della pena e della pace interiore. Cecchettin ha ricordato con fermezza che nessuna pena potrà mai alleviare il dolore atroce di aver perso un figlio. Parlando del perdono, lo ha definito come un percorso lungo, un cammino difficile che richiede tempo, riflessione e un lavoro profondo su se stessi. Non è un atto immediato, ma una scelta quotidiana di non restare vittima del trauma, cercando invece una giustizia che non sia vendetta ma verità.
«Solo unendo le forze possiamo davvero darci la mano. Voi siete il futuro, ma ricordate che il secondo successivo dipende da noi». L’invito finale è quello di farsi agenti di cambiamento nel quotidiano: non aspettare che le cose accadano, ma agire qui e ora.
L’incontro non si è chiuso solo con le parole, ma con un gesto simbolico indimenticabile: un flash mob finale in cui il PalaBcc è stato invaso dal tintinnio delle chiavi. Un rumore collettivo per dire “basta” al silenzio, un segnale per scuotere le coscienze e ricordare che ogni individuo ha la responsabilità di proteggere la libertà altrui.
I ragazzi tornano tra i banchi con una lezione indimenticabile: saper scegliere con cura le persone che ci circondano, impegnarsi in prima persona e saper chiedere aiuto sono i primi passi per restare fedeli a se stessi. Solo così si può costruire una pagina nuova di cultura e umanità: emergendo con i propri talenti e mai a discapito degli altri, praticando il rispetto e la giustizia. Senza denigrare nessuno perché — come ha ricordato Gino — chi siamo noi per giudicare?















