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La scuola “Paolucci” ricorda “Capaci 30 anni dopo” con le testimonianze del Giudice Giuseppe Di Lello Finuoli, Leonardo Farina e Tito Viola

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È stato un incontro denso di emozioni, quello che ha contraddistinto la giornata scolastica di 7 classi della scuola secondaria di primo grado “Raffaele Paolucci” Comprensivo 1 di Vasto per ricordare “Capaci 30 anni dopo” martedì 24 maggio al Teatro Rossetti.

Le classi 2A, 2C, 2G, 3A, 3B, 3C, 3H hanno avuto modo di avere delle testimonianze molto importanti a partire dal Giudice Giuseppe Di Lello Finuoli, Giudice Istruttore nel pool antimafia di Palermo con Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, in modalità on line e Leonardo Farina, luogotenente dell’Arma dei Carabinieri, che ha raccontato la sua esperienza in servizio nella Palermo del 1992 e Tito Viola, Libera Chieti presidio Attilio Romanò con la moderazione al convegno di Giuseppe Ritucci.

E’ stato un incontro fortemente voluto dal Dirigente Scolastico prof.ssa Sandra Di Gregorio e accolto con entusiasmo, passione e impegno dalle docenti di lettere delle classi citate.

Dopo i saluti della Prof.ssa Ciarniello Luigia Primavera in sostituzione della Dirigente, c’è stata la visione di alcuni video introduttivi sulla figura di Giovanni Falcone e il pool antimafia in cui viene citato il Giudice Di Lello e poi con grande emozione il moderatore Giuseppe Ritucci ha chiamato in collegamento il Giudice Di Lello Finuoli che con garbo e particolare attenzione nei confronti dei ragazzi ha iniziato a raccontare la sua intensa storia. Il suo intervento è stato intervallato da diverse domande degli alunni a cui il Giudice ha risposto con molta chiarezza e coinvolgimento. Ha raccontato di quando nel 1971 arrivò a Palermo come magistrato in prima nomina. Sarebbe dovuto rimanere due anni e non c’era nessuna intenzione da parte sua di rimanere più a lungo, invece maturò l’idea di restare, soprattutto dopo l’assassinio brutale di Boris Giuliano. In quel periodo in Sicilia c’era in atto una vera e propria guerra, si contavano cento morti l’anno. Giuseppe Ritucci ha spiegato che in quel periodo l’informazione non era immediata come oggi, e non tutte le notizie venivano divulgate e spesso si dimenticavano o si faceva in modo che si dimenticassero. Era quello un periodo storico molto complesso e combattere contro la mafia significava andare incontro ad un destino spesso crudele. Di Falcone e Borsellino ricorda che erano persone che hanno fatto il proprio dovere con grande umanità, dopo il lavoro spesso andavano a cena insieme. Ha raccontato un aneddoto: “Dentro l’armadio blindato c’era una bottiglia di whisky e qualche volta al termine della giornata prendevamo un bicchiere per sciogliere le tensioni e sentirci più vicini. Quando Falcone e Borsellino furono trasferiti all’Asinara, io e Ayala fummo prelevati per andare da loro e siamo rimasti a pranzo, abbiamo mangiato, bevuto e siamo andati anche a pesca di ricci”. Ha raccontato che la riorganizzazione come pool antimafia è stata possibile grazie a Rocco Chinnici per realizzare un unico processo che legasse tutti i piccoli casi che apparentemente erano disgiunti tra loro, ed è stato fatto un complesso lavoro di ricerca. Ha ricordato il lavoro encomiabile delle Forze dell’Ordine. Alcuni alunni hanno chiesto se ha avuto mai paura. Il Giudice ha risposto: “La paura c’era ma ci sentivamo abbastanza tutelati”. Ha spiegato che la vita in quel periodo era blindata, la macchina blindata, la macchina della polizia blindata, una vita abbastanza difficoltosa, la paura c’era ma bisognava saperci convivere. “La paura è umana, che figura ci avrei fatto a mostrare la mia paura a tutto il gruppo a tutte le persone che lavoravano con me? Un po’ anche questo orgoglio mi ha portato a non mostrare mai la paura”.

Un’altra domanda da parte dei ragazzi è stata: “Dopo Falcone e Borsellino quali sono stati i semi?” Lui ha fatto un esempio: “Tutte le persone che hanno collaborato con Falcone e Borsellino hanno raggiunto ruoli di grande responsabilità spinti dal loro esempio e dalla loro forza”.

E’ stato chiesto cosa bisogna fare per diventare magistrato e quale preparazione occorre, ed il giudice è stato molto simpatico nel rispondere dicendo che innanzitutto bisogna saper scrivere bene in italiano e studiare italiano e i codici, perché negli ultimi concorsi per magistrati molti non sono passati perché hanno fatto diversi errori di grammatica e soprattutto hanno avuto difficoltà ad argomentare la traccia proposta.

Giuseppe Ritucci ha evidenziato anche le sue origini abruzzesi. Il Giudice è stato eletto parlamentare alla Camera dei deputati e al Parlamento europeo sempre eletto nella regione Abruzzo.

Per i ragazzi, ma anche per tutto il pubblico presente il suo intervento è stato davvero emozionante e coinvolgente. Anche se non dal vivo, ma a distanza, il suo entusiasmo ha colpito tutti, come anche la sua energia, i suoi ricordi nitidi e immediati.

Dopo averlo salutato con un caloroso applauso è salito sul palco il carabiniere Leonardo Farina che ha subito evidenziato l’onore che lui e i suoi colleghi, in servizio a Palermo in quegli anni, hanno avuto nel fare la scorta ai giudici e magistrati. Dopo le stragi di Capaci e di via D’Amelio le forze dell’ordine passarono da 30 persone a 400 uomini di scorta, si era creata anche una situazione di grande tensione e di paura. Si cercavano i colpevoli un po’ dappertutto, si aveva il timore ad attraversare tratti di strada con la macchina, si aveva paura nel vedere delle auto parcheggiate, c’era una forte tensione e lui era un ragazzo quando arrivò a Palermo, in un momento così difficile. Ha raccontato che quando è stato ucciso Giovanni Falcone non è riuscito a raggiungere Capaci mentre nell’attentato a Paolo Borsellino è stato uno tra i primi ad arrivare sul luogo e si ricorda della drammaticità del momento. Ha ricordato di quando poi ha fatto da scorta anche al giudice Ayala e del clima di fortissima tensione soprattutto quando facevano i tratti Palermo-Agrigento, addirittura loro erano stati forniti di fucili a pompa. Era veramente uno stato di guerra, ma anche lui non ha mai pensato di mollare e smettere di combattere.

Importante è stata poi la testimonianza del rappresentante di Libera, Tito Viola che ha ricordato come ogni anno nella giornata del 21 marzo vengono ricordate 1100 vittime che si sono opposte alle pressioni mafiose. Ha sottolineato come a volte la cultura ci porta a tollerare la violenza degli atteggiamenti, le prevaricazioni, quelle che fanno vincere il più forte, il livello di oggettiva complicità. Ha spiegato che questi sono tutti atteggiamenti che devono essere evitati per bloccare qualsiasi nascita di forme legate alla mafia. Importanti sono, come questa, le testimonianze nelle scuole e bisogna imparare ad usare le parole in maniera corretta. Ha scandito in una maniera molto lenta i nomi di Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, spiegando che si parla un po’ meno di loro ma sono state figure straordinarie, anche la stessa Francesca Morvillo, magistrato di grande intelligenza, si è laureata col massimo dei voti, svolgendo un lavoro eccellente, sulle discipline penalistiche.

La partecipazione e l’attenzione dei ragazzi sono state veramente elevate, hanno avuto la consapevolezza che le testimonianze ricevute sono state molto importanti, da portare nel cuore.